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Vacanza a Chatel

E così siamo tornati a casa dopo una settimana da urlo sulle Alpi francesi.

Dopo aver girato sulle piste di Les Gets, Morzine, Chatel e Morgens stiamo già pensando a come organizzarci per l'anno a venire!

Un breve racconto della vacanza. Buona lettura

Giorno 1 - La partenza - Stefano passa da casa di Enrico e, dopo avere caricato le sue borse e la bicicletta vanno al casello di Brescia a recuperare Max e Antonio, due ragazzi di Parma che si sono uniti a noi in questa fantastica avventura. Durante il viaggio c'è chi dorme e chi si crea aspettative sul park fantasticando su cosa possa avere in serbo per noi rider. Arrivati al traforo del Monte Bianco, a meno di un' ora di strada dalla nostra meta, decidiamo di comune accordo di fermarci a girare direttamente a Les Gets e di raggiungere l'hotel situato a Morzine (il cuore del comprensorio) solo in un secondo momento. Appena si mettono le ruote in questi paesini delle Alpi Francesi si capisce che ogni cosa è a misura di bici e calibrata alla perfezione per essa: negozi e pulivapor ovunque, pumptrack e bar stracolmi di bikers di ogni genere. Qui è impossibile trovare una bicicletta da corsa, ma nemmeno una Graziella... Immaginiamo che le signore, quando vanno a fare la spesa al mattino, lo facciano con una DH o con una Enduro. Qui ci eravamo dati appuntamento con altri tre amici di Brescia: la coppia inseparabile Ricky e Vince che sono coloro che con tanta passione hanno iniziato a costruire e tengono tuttora i trail del Monte Maddalena a Brescia (che vi invitiamo caldamente a provare!) e Alby, detto "il Cinghiale". Una volta vestiti, scaricate le bici, e comprati i bikepass (a prezzo veramente basso rispetto all' Italia) per la bellezza di tre giorni di puro divertimento ci imbarchiamo sulla "gondola" (la seggiovia) e diamo il via alle danze. Discesa dopo discesa prendiamo confidenza con il terreno secco e polveroso cominciando a studiare e provare i primi salti. Enrico, dopo la prima discesa di riscaldamento, prende una curva polverosissima troppo forte e si spiana rialzandosi con il completo diventato color beige e in un fungo atomico di polvere. Stefano, da bravo geometra con la passione per le misurazioni, prova una traiettoria tutta sua che finisce nel nulla... potrete di certo immaginare la conseguenza ma, non il forcellino della Commencal rotto ed introvabile in qualsiasi negozio manco fosse una reliquia! Finiamo così la prima giornata di riding impolverati e sorridenti: c'è poco da dire, fin dal primo giorno, nonostante il park di Les Gets sia stato solo l'aperitivo, ossia il più semplice e "for fun" del comprensorio non ha deluso le aspettative! Giorno 2 - Chatel, il paradiso Il secondo giorno fissiamo la sveglia alle 8 in punto e già alle 9 siamo pronti, vestiti e operativi. Stavolta la nostra meta è Chatel, situato a circa due valli da noi, al confine con la Svizzera. Avete capito bene, a due valli di distanza! Qui è tutto collegato in un unico comprensorio fruibile con un unico bikepass in cui si hanno a disposizione una quantità esagerata di impianti nuovissimi, velocissimi e ovviamente numerosi trail tenuti come il giardino di Buckingham Palace. Non mancano ovviamente una serie di servizi a 360 gradi compresi nel bikepass appositamente studiati per le Mtb che in Italia ci sogniamo, nonostante le potenzialità ci siano tutte. Durante la notte è piovuto così la prima discesa di Chatel si trasforma nella "sagra del traverso". Tra un drift e un capitombolo arriviamo a valle ansiosi di prendere l'impianto per tornare su! La giornata si apre, risplende il sole nell'azzurro del cielo, ma il terreno rimane comunque in alcuni punti umido e scivoloso. Risalita dopo risalita ammiriamo questi serpentoni fatti di curve, controcurve, doppi e passerelle che scendono giù dalla montagna. C'è proprio tutto. Chatel è il fiore all'occhiello del comprensorio. Negli ultimi anni ha aperto nuovi tracciati e costruito nuove strutture e non per niente è diventato famoso grazie ai suoi salti veramente OVERSIZE. Ricky prova il "river gap" (salto del fiume) e il "road gap" (salto della strada) pensando bene di rifare le cuciture alla sua giacca da pioggia appena comprata mentre Enrico prova anche il grandissimo "step up" caratterizzato da un muro verticale pronto a spalmare chi arriva corto. Gasati ci avventuriamo nella nuova pista dal nome impronunciabile, la "Zougouloukata". Qui la parola piccolo non esiste: ogni salto ha un buco nel mezzo ed è lungo almeno cinque metri, ma subito dopo una curva ci imbattiamo nel salto del fiume che vanta ovviamente un buco nel mezzo, una palizzata verticale per chi arriva corto e un gap di oltre 10 metri abbondanti. Lo osserviamo ma causa terreno umido e scivoloso lasciamo perdere e a malincuore rimandiamo. Torniamo a Morzine con il sorriso stampato in faccia, ci riposiamo nella Jacuzzi dell'hotel e andiamo a mangiare le tipiche omelette francesi. La sera la passiamo tutti insieme a commentare le cadute e gli stili di ognuno e a riguardarci i video e le moviole della giornata proprio come al processo di Biscardi. Giorno 3 - Morgins L'ultimo giorno, su consiglio di Vincenzo decidiamo di spostarci in Svizzera con il furgone per raggiungere l'unico impianto del comprensorio non collegato: Morgins. Ci accolgono un sole caldo e degli addetti alla seggiovia veramente cordiali. Impazienti cominciamo a girare e subito capiamo a nostre spese che la pista è veloce e dannatamente piena di radici. I quattro tracciati dell'omonima località bastano per una giornata intera e non stufano affatto! C'è qualche salto, qualche drop e qualche parabola ma, le parole d'ordine rimangono pendenze e radici per un tracciato 100% naturale. In pausa pranzo Alby assaggia il peggior panino al salame della sua vita, mentre all' ultima discesa della giornata, complice la stanchezza, Max cade a terra su un veloce cambio di direzione facendosi male al polso. Il ritorno Dopo aver caricato il furgone e aver preso l'autostrada il nostro viaggio di ritorno si è trasformato in una vera e propria odissea. Il furgone, a causa del gasolio "sporco" fatto presso un distributore di Morzine, comincia a singhiozzare e ci lascia a piedi a 20 Km dal traforo. Vista l'ora tarda proviamo a cercare un meccanico aperto ma, sono tutti chiusi per ferie. Siamo così costretti a passare la notte in furgone in modo tale da farlo riparare l'indomani mattina. Alle otto in punto cominciamo a fare chiamate su chiamate rivolgendoci a tutti gli enti possibili, ma nessuno prende in carico la situazione. Rimanere a piedi in Francia significa essere nella m**** fino al collo anche perchè, non abbiamo capito il motivo, nessun meccanico ci accoglie. Siamo così costretti a spingere il furgone lungo una via piena di concessionari e meccanici nella speranza di trovare un francese gentile (abbiamo capito che ciò è impossibile, non vogliamo fare di tutta l'erba un fascio ma, è vero che sono tutti degli s******). Il viaggio di ritorno lo passiamo in carro attrezzi seccati per l'inconveniente ma, consapevoli che torneremo in questo paradiso avendo imparato la lezione di non fare più il pieno a Morzine.

Troverete l'articolo anche in edicola sul numero di Novembre di MBIT!

Per visualizzare tutte le foto della nostra vacanze andate a questo link.

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